Folklore emozioni e creatività di una comunità
(Borrello 1948 - 1949)
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La Settembrata è stata il segno materiale, oltre che simbolico, di una forte voglia di vivere, di ricostruire, di creare: insomma di rendere all'uomo, all'intera Comunità di ritorno dall'inferno della guerra e della distruzione, il proprio dell'essere vivi e dell'essere uomo.
Non che fosse un'invenzione dei borrellani giacchè, fin dagli anni'30, s'erano avute le Maggiolate ortonesi del M° Albanese, cui anche la nostra si ispirava; ma la Settembrata borrellana fu impregnata di più di una singolarità: il fatto che poeti e musicisti non laureati (per così dire) avevano prodotto canzoni di una freschezza e una severità creativa che a tutt'oggi non mostrano i segni del tempo; il fatto che strumentisti e coristi autodidatti abbiano offerto esibizioni fiabesche di cui ancora oggi si conserva un ricordo ammirato e nostalgico; il fatto che un comitato organizzatore povero, privo praticamente di qualunque pur minimo mezzo materiale e finanziario, sia riuscito ad esprimere una capacità organizzativa accurata ed efficace nel realizzare uno degli obiettivi più difficili, quello artistico.
E' necessario fare dei nomi? Ricordare i Di Nillo, gli Oliva, i Maranzano, i Di Nunzio, i Di Renzo?... Sarebbe ingiusto per il rischio di dimenticare o di omettere tutti gli altri.
Certo, ci furono protagonisti che ebbero voglia e modo di esprimere - evangelicamente! - talenti davvero d'oro luccicante, ma bisogna che confessi che dai racconti uditi e dalle interviste raccolte, emerge un'atmosfera di pieno coinvolgimento della Comunità, di tutta la comunità praticamente senza quasi eccezione: e questa atmosfera, credo, ha sostenuto, guidato, entusiasmato l'impegno dei Protagonisti.
Le Settembrate furono due, e furono più che un concerto di canzoni abruzzesi: furono una gioiosa festa e una collettiva rappresentazione dell'amore, della gioia, dell'identità, così com'erano sentite e vissute nel Paese in quegli anni.
La seconda, poi, divenne perfino un raffinato lungometraggio intitolato "La Festa" in cui il titolo stesso, ma anche tutta l'impostazione e la poetica alludevano - antropologicamente - a quei riti di rinascita tipici delle culture agricole che queste, nei secoli, avevano sempre realizzato nei momenti susseguenti a crisi o catastrofi, fossero esse eccezionali o ricorrenti (e sarebbe fin troppo facile e suggestivo, per quanto forse ingiustificabile, suggerire il mitico "Ver Sacrum").



La Settembrata, in seguito, ha avuto due riprese negli anni'80, con l'aggiunta in repertorio di qualche nuova canzone dovuta agli stessi artisti locali e qualche altra di autori "laureati" della cultura musicale regionale, ma credo si possa dire che pur nella gioia, nella partecipazione, nel coinvolgimento totale e sentito della comunità; pur nella serietà della preparazione e nel buon livello delle esibizioni, si debbano classificare nella categoria delle rievocazioni nostalgiche di qualcosa definitivamente perduto.
Una manifestazione così, sul finire degli anni '40 e in un paese profondamente agricolo, non poteva che svolgersi in settembre: dopo le fatiche della trebbiatura e prima della gioia della vendemmia: Una felice circostanza perchè possiamo ripensare a un mese la cui mitezza ci permette di ricordare quegli avvenimenti, di canticchiare quelle canzoni con un senso di dolce estenuante languore.

Donato Di Luca

Pro manuscripto
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